In questo momento non ho voglia di scrivere, ci sono troppe cose che non vanno nella mia vita, cose che stanno incasinandosi in modo quasi esponenziale, e con questo stato d'animo non sono in grado di scrivere su niente.
Aggiornare un blog che in qualche modo parli di me, non è possibile quanto l'unica cosa che vorresti intorno è il silenzio.
mercoledì 20 marzo 2013
venerdì 1 marzo 2013
Ufficio Marketing: ecco cosa non fa!
Benchè l’ufficio marketing sia investito di molteplici compiti, e sia considerato come un faro nella notte, cosa di cui siamo fieri perchè vuol dire che siamo degni della vostra fiducia e ci fa piacere, ci sono però alcuni limiti alle nostre capacità e alla nostra tolleranza che forse dovete sapere:
1. Codesto ufficio non è, e sottolineiamo non è, un ufficio informazioni, non possiamo sapere dove la tale persona è in un determinato momento, inutile che vi affacciate alla nostra porta per chiederci dove si trova la tal persona, non ci è stato dato un sistema di localizzazione per nessun individuo lavorante in altre stanze, e se siete fan di Harry Potter vi assicuro che la Mappa del Malandrino non esiste!
2. Nonostante quello che possiate credere l’ufficio Marketing non è dotato almeno per il momento dell’onniscienza, anche se ci piacerebbe davvero molto! Ma la cruda realtà è che siamo comuni mortali, quando abbiamo un problema con computer, stampanti e fotocopiatrici andiamo un po’ a tentoni per cercare di capire se possiamo risolvere il problema, in seconda battuta chiamiamo l’assistenza preposta. Al posto di chiedere a noi come si mette un foglio nella fotocopiatrice, fate un tentativo da soli, il successo in tale impresa potrebbe svoltare la vostra giornata, Enjoy!
3. Vorremmo erudirvi in merito al fatto che in alcuni casi è possibile reperire informazioni sul funzionamento di determinati oggetti attraverso uno strumento ormai di largo utilizzo, si chiama internet! Su internet è presente una cosa strana si chiama motore di ricerca, il più famoso è Google, ti permette inserendo alcune parole chiave (lo si fa con la tastiera, sapevatelo su rieducational channel) di trovare contenuti e informazioni anche sul funzionamento degli oggetti più semplici. Google sarà lieto di allietarvi anche con i suoi Doodle, simpatiche immagini che richiamano a un determinato contenuto che fornisce curiosità di carattere storico culturale generale…vi assicuro che non fa male leggerlo ogni tanto.
4. Il presente ufficio, in mancanza di una segreteria si fa carico di alcuni piccoli accorgimenti che permettano agli altri uffici di operare come si deve, in primis si occupa di ordinare il materiale di cancelleria che tutti voi utilizzate, e che viene ordinatamente stipato nell’armadio nel corridoio a disposizione di tutti. Ora quanto può essere difficile aprire un armadio a un passo dalla vostra stanza e “rumare” un po’ alla ricerca dell’oggetto, invece di arrivare fino al nostro ufficio in fondo al corridoio e chiedere se abbiamo un qualcosa? Solo per informarvi che quelle appendici che avete attaccate alle braccia si chiamano mani e permettono di rovistare e cercare cose e oggetti dentro vari tipi di contenitori…abbiamo una preoccupazione: non è che tra un po’ ci chiederete dove si trova la carta igienica e di farvi vedere come si usa vero?
Un piccolo appunto che suona come una cortese richiesta:sappiamo che il nostro ufficio è per posizione logistica un punto di transito, ha due porte che collegano due parti dello stabile, ma sarebbe una cosa a noi gradita che le suddette porte che voi non residenti aprite, poi siano anche chiuse, visto che ci può essere aria condizionata o riscaldamento acceso, perché sprecarli facendo uscire il caldo e il fresco lasciando le porte aperte? E’ comunque una questione di educazione nei nostri confronti. Grazie!
mercoledì 27 febbraio 2013
Aforismi
La vita è quello che ti capita
mentre stai facendo altri progetti.
J. Lennon
mentre stai facendo altri progetti.
J. Lennon
mercoledì 13 febbraio 2013
Di cialtronica virtù
Buongiorno, il mio nome è Girolamo Seghetti, e di lavoro faccio il consulente, ma potreste definirmi anche un semplice parassita. Mi insinuo nella vostra azienda con grandi paroloni, perchè io il mondo lo conosco "la mi fanno ridere codesti negozianti, che un si rendano conto che se vu date retta a me si possono fare questo questo e questo...e se non mi ascoltano ni si rompe i' capo!".
Perchè ammettiamolo basta poco per fare i soldi, in primis basta abbindolare un qualsiasi imprenditore medio piccolo con alte aspirazioni, fargli capire che io posso risolvere ogni genere di problemi, ma soprattutto che se segui me puoi risparmiare tanti soldini, che poi io succhierò attraverso altre vie, e poi non importa se effettivamente faccio il lavoro che sono chiamato a fare, l'importante è intervenire, farsi vedere, magari con piccole idee inutili ogni tanto, tipo quelle che fanno sì che la gente sappia che sono una persona attenta a tutte le nuove tecnologie e strategie di comunicazione, oppure che ti fanno risparmiare ben 20,00 € sui costi di stampa.
Poi presento una bella fatturina, che è misera dai, dopo tutto è la somma di due stipendi dei tuoi inutili dipendenti, quelli che ti seguono solo per avere il loro salariuccio in fondo al mese e che non portano nulla all'azienda in termini di plusvalore, loro fanno il minimo perchè a loro basta lo stipendio. Io? Io voglio farti guadagnare perchè se guadagni te guadagno io. Non pensare che loro, i tuoi dipendentucoli siano affezionati all'azienda, dopotutto se affonda loro rimangono solo senza lavoro!
Ecco prendi la fatturina la giustifico con il fatto che questo mese ho venduto ben 3 pezzi di questo prodotto INCULATUTTI che io ho proposto alla tua azienda, dai sollecita il bonifico, non ti curare del fatto che 2 dei suddetti prezzi son tornati indietro, erano i clienti che erano dei mascalzoni, dai sollecita il pagamento del mio sudato compenso, se no guarda vado via, c'ho la fila dietro di gente che vorrebbe lavorare con me!
Venghino signori alla sagra del suino,
dove ogni giorno nasce un gonzo
e me lo metto nel taschino.
Venghino signori a veder la meraviglia,
di quelli che come me vivon bene
sulle spalle di chi in culo se lo piglia.
Perchè ammettiamolo basta poco per fare i soldi, in primis basta abbindolare un qualsiasi imprenditore medio piccolo con alte aspirazioni, fargli capire che io posso risolvere ogni genere di problemi, ma soprattutto che se segui me puoi risparmiare tanti soldini, che poi io succhierò attraverso altre vie, e poi non importa se effettivamente faccio il lavoro che sono chiamato a fare, l'importante è intervenire, farsi vedere, magari con piccole idee inutili ogni tanto, tipo quelle che fanno sì che la gente sappia che sono una persona attenta a tutte le nuove tecnologie e strategie di comunicazione, oppure che ti fanno risparmiare ben 20,00 € sui costi di stampa.
Poi presento una bella fatturina, che è misera dai, dopo tutto è la somma di due stipendi dei tuoi inutili dipendenti, quelli che ti seguono solo per avere il loro salariuccio in fondo al mese e che non portano nulla all'azienda in termini di plusvalore, loro fanno il minimo perchè a loro basta lo stipendio. Io? Io voglio farti guadagnare perchè se guadagni te guadagno io. Non pensare che loro, i tuoi dipendentucoli siano affezionati all'azienda, dopotutto se affonda loro rimangono solo senza lavoro!
Ecco prendi la fatturina la giustifico con il fatto che questo mese ho venduto ben 3 pezzi di questo prodotto INCULATUTTI che io ho proposto alla tua azienda, dai sollecita il bonifico, non ti curare del fatto che 2 dei suddetti prezzi son tornati indietro, erano i clienti che erano dei mascalzoni, dai sollecita il pagamento del mio sudato compenso, se no guarda vado via, c'ho la fila dietro di gente che vorrebbe lavorare con me!
Venghino signori alla sagra del suino,
dove ogni giorno nasce un gonzo
e me lo metto nel taschino.
Venghino signori a veder la meraviglia,
di quelli che come me vivon bene
sulle spalle di chi in culo se lo piglia.
lunedì 11 febbraio 2013
giovedì 7 febbraio 2013
American Horror Story: Asylum
Ieri notte è cominciata la seconda stagione della serie American Horror Story.
La prima, ormai riclassificata come Murder House, mi era piaciuta veramente tanto, una trama da ghost story con influenze granguignolesche, che hanno avuto l'effetto di inquietarmi e divertirmi, dandomi anche modo di affezionarmi ai vari personaggi della serie.
Mentre la prima serie partiva con un incipit che personalmente ho trovato molto chiaro e semplice: una famiglia americana in evidente crisi relazionale, si trasferisce in una casa teatro di efferati delitti e misteriose sparizioni, in cui ancora albergano presenze spettrali più o meno maligne; la seconda serie si apre in modo completamente diverso, una coppia visita un vecchio ospedale psichiatrico ormai in rovina dove negli anni sessanta era stato rinchiuso un sanguinario omicida. Poco dopo il loro arrivo la situazione precipita in modo inaspettato (beh per loro) e di colpo la storia viene trasportata nel 1964 per farci conoscere i fatti che coinvolsero l'ospedale e i suoi abitatori. Ma tutto questo in modo meno "disciplinato" rispetto alla serie precedente, in un turbinio di eventi che sembrano aver fretta, forse troppa, di trascinare quanto prima lo spettatore nella dimensione horrorifica preordinata, con flash molto veloci su tutti i personaggi, o quasi tutti almeno, aprendo tutta una serie di domande e quesiti a cui speri di avere una risposta...e ammettiamolo molte serie negli ultimi anni ci hanno abituato a tornare a casa senza averle queste dannate risposte.
Resta il fatto che American Horror Story come sempre cattura la mia attenzione e il mio immaginario...pertanto ancora una volta sarò schiavo dell'ennesima serie tv! Peraltro Jessica Lange è sempre più inquietante e cattiva, lei davvero non dovete perdervela!
mercoledì 6 febbraio 2013
La prima discesa
La prima discesa al mattino ha un che di rituale.
Mentre sali con l’impianto senti ancora l’intorpidimento che la notte di sonno ha lasciato sul tuo corpo. La temperatura si abbassa in maniera impercettibile, solo quando le porte della cabina si aprono vieni investito in pieno dall’aria fredda, i muscoli si irrigidiscono solo per un attimo, senti quasi i peli del tuo corpo rizzarsi, come se l’ancestrale istinto primordiale ti riportasse allo stato di animale selvatico.
Il tuo respiro per un attimo si blocca quando l’aria gelida dell’alta quota ti riempie i polmoni, per poi diventare profondo, facendo gonfiarti il petto.
I tuoi occhi per un breve istante si socchiudono per sopportare la luce bianca dell’alta quota e il riverbero della neve, inizi a calare la maschera sul viso, adattando la tua vista al nuovo spettro di colore.
Afferri la tavola saldamente e ti avvii al punto di partenza lentamente, sotto gli scarponi la neve scricchiola sonoramente, la senti nonostante il caschetto di protezione e il vento attutiscano il rumore intorno a te.
Arrivi all’imbocco della pista, dall’alto la osservi per vederne le condizioni, tracciando mentalmente la traiettoria da seguire, annusi l’aria, come un lupo e ne percepisci la purezza assoluta.
Ti siedi a terra, e sistemi i piedi sugli attacchi, inizi ad agganciare gli straps, sentendo gli scatti veloci delle dentellature che entrano nella cinghia, poi con un movimento lento e deciso usi il cricchetto per stringere ulteriormente gli straps, fino a sentire la totale aderenza, fino a sentire la tavola come un naturale prolungamento delle tue gambe, fino a fondere insieme il tuo corpo e la tua tavola.
Ti sistemi gli auricolari nelle orecchie.
Allacci il caschetto di protezione.
Controlli le ultime chiusure della tuta.
Stringi i laccetti dei guanti.
Con un leggero sforzo delle braccia e con l’aiuto dei muscoli addominali ti alzi in piedi.
Le tue gambe ora limitate nei movimenti si contraggono per trovare il nuovo equilibrio.
Scegli la canzone che più si adatta a quel preciso attimo.
Dai il via alla musica, non la regoli troppo alta, deve essere un piacevole sottofondo che possa dettare il ritmo della tua discesa in sintonia con il tuo respiro e con lo sforzo fisico.
Fai un respiro profondo.
Senti la musica crescere di ritmo.
Mentre sali con l’impianto senti ancora l’intorpidimento che la notte di sonno ha lasciato sul tuo corpo. La temperatura si abbassa in maniera impercettibile, solo quando le porte della cabina si aprono vieni investito in pieno dall’aria fredda, i muscoli si irrigidiscono solo per un attimo, senti quasi i peli del tuo corpo rizzarsi, come se l’ancestrale istinto primordiale ti riportasse allo stato di animale selvatico.
Il tuo respiro per un attimo si blocca quando l’aria gelida dell’alta quota ti riempie i polmoni, per poi diventare profondo, facendo gonfiarti il petto.
I tuoi occhi per un breve istante si socchiudono per sopportare la luce bianca dell’alta quota e il riverbero della neve, inizi a calare la maschera sul viso, adattando la tua vista al nuovo spettro di colore.
Afferri la tavola saldamente e ti avvii al punto di partenza lentamente, sotto gli scarponi la neve scricchiola sonoramente, la senti nonostante il caschetto di protezione e il vento attutiscano il rumore intorno a te.
Arrivi all’imbocco della pista, dall’alto la osservi per vederne le condizioni, tracciando mentalmente la traiettoria da seguire, annusi l’aria, come un lupo e ne percepisci la purezza assoluta.
Ti siedi a terra, e sistemi i piedi sugli attacchi, inizi ad agganciare gli straps, sentendo gli scatti veloci delle dentellature che entrano nella cinghia, poi con un movimento lento e deciso usi il cricchetto per stringere ulteriormente gli straps, fino a sentire la totale aderenza, fino a sentire la tavola come un naturale prolungamento delle tue gambe, fino a fondere insieme il tuo corpo e la tua tavola.
Ti sistemi gli auricolari nelle orecchie.
Allacci il caschetto di protezione.
Controlli le ultime chiusure della tuta.
Stringi i laccetti dei guanti.
Con un leggero sforzo delle braccia e con l’aiuto dei muscoli addominali ti alzi in piedi.
Le tue gambe ora limitate nei movimenti si contraggono per trovare il nuovo equilibrio.
Scegli la canzone che più si adatta a quel preciso attimo.
Dai il via alla musica, non la regoli troppo alta, deve essere un piacevole sottofondo che possa dettare il ritmo della tua discesa in sintonia con il tuo respiro e con lo sforzo fisico.
Fai un respiro profondo.
Senti la musica crescere di ritmo.
Ecco la mia scelta
Sposti il tuo corpo verso la punta della tavola, ammortizzandone il peso con piccoli movimenti delle cosce e delle ginocchia. Senti i muscoli ancora freddi, ma sai che si scalderanno in fretta.
Ora siete solo tu e la montagna innevata...
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